
…e siamo giunti alla fine…terza ed ultima lezione di cucina giapponese, peccato, proprio adesso che stavamo ingranando, l’atmosfera e’ molto piu’ rilassata e distesa rispetto alle prime volte, ormai ci si conosce tutti, si scherza e si ride, e si cerca nel contempo di imparare l’arte nipponica della cucina.
Oggi iniziamo con il Tataki di Tonno e lo chef ci chiama subito attorno a lui per iniziare la lezione.

Akira, maestoso nel suo Kimono da chef ci spiega come, partendo da un bel trancio di tonno, si arriva ad un piatto semplice e straordinario come il Tataki (preparazione spesso usata anche dai grandi chef Italiani per esaltare la qualita’ e la freschezza del pesce).

Iniziamo con la preparazione della salsa “Ponzu” miscelando in una ciotola parti uguali di sake’ , salsa di soia e aceto di riso.


Per la cottura del pesce lo chef usa un piccolo “cannello”(la piccola fiamma ossidrica a gas), giusto qualche secondo e la leggera cottura, conferisce al pesce un leggero odore di affumicato, ma soprattutto il tipico colore tendente al grigio, che, al momento del taglio, contrastera’ con il rosso vivo del tonno crudo.


Per la prova pratica, noi alunni usiamo la piu’ consueta padella (scampato pericolo, non mi ispirava l’idea della fiamma ossidrica passata di mano in mano), un filo di olio e sono a rosolare il pesce, addomestico il mio tonno, che con le pinze non e’ mai andatio d’accordo ed eccomi col mio futuro tataki perfettamente cotto pronto per il taglio; a seguire uno ad uno si cimentano nella cottura, i miei colleghi; c’e’ chi assorto e serioso si concentra nella sua personale battaglia ittica, e chi invece si concede un sorriso e si rilassa , mentre il pesce , capito chi comanda, se ne va per la sua strada.










Taglio, ed ecco lo spettacolo cromatico….completiamo con la salsa ponzu, qualche’ listarella di porro e l’immancabile sesamo….che bello, anche oggi ci facciamo il nostro break mattutino a base di pesce…che figata!!!




Siamo al momento dei sushi, iniziamo con i “temaki”, che non sono altro che dei piccoli coni di alga nori ripieni di riso, pesce lattuga e wasabi, la spiegazione e’ perfetta, quello che esce fuori dalle nostre prove un po’ meno, ma non mi dispero piu’ di tanto…tanto a me i temaki neanche mi piacciono( qualcosa devo pur pensare per non perdere la mia autostima gastronomica).





Passiamo adesso alla tanto attesa preparazione degli uramakisushi: disponiamo il riso sull’alga e, con i soliti problemi di “adesivita’” del riso, districandoci fra centinaia di chicchi impazziti, giriamo la nostra preparazione per far si’ che l’alga risulti all’interno, condiamo con maionese (ovviamente giapponese) , lattuga e surimi , un abile gesto, una pressione sulla nostra stuoia, ed il gioco e’ fatto…








mah…insomma….diciamo quasi fatto, comunque l’idea diciamo che c’e’, il sapore e’ quello…l’estetica un po’ meno…ma…lo vorrei vedere un Giapponese che fa la Parmigiana alla prima lezione di cucina Sicula!!!

Con aria mesta da “ultimo giorno di scuola” ci si congeda dai colleghi “sishiari”, con un po’ di malinconia per la fine dal simpatico appuntamento del sabato mattina, ma con l’augurio di ritrovarci presto, magari attorno ad un tavolo o seduti al bancone di un Sushi bar , del resto si sa la cucina unisce…in Giappone come a Catania….!







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