Chez Cecile – Parigi

Ultima cene parigina prima di far ritorno a Catania, siamo da Chez Cecile, piccolo Bistrot di nuova gestione vicino la piazza de la Madaleine, la prenotazione e’ per le 21 e 30 ma, ormai conosciamo la precisione francese e alle 21 e 15 siamo gia’ di fronte al locale.

Entriamo, il responsabile ci accoglie con garbo, ci offre un bicchiere di champagne e ci fa presente che ha appena dato il nostro tavolo(!?ç!?), ma ci dice di non preoccuparci, e con la classe e lo stile che contraddistingue i Francesi, si reca ad un tavolo dove erano sedute due persone e…sempre col solito STILE Francese li invita ad alzarsi…MMA!!!!

Alle 21 e 30 in punto siamo seduti al nostro tavolo, mentre i due “sfrattati” aspettano il prossimo…non mi dilunghero’ su questo accadimento, tanto ormai ho capito che qui’ certe cose sono normali.

Andiamo a noi…l’ambiente non sembra molto caldo, complice anche lo strettissimo tavolino fronte-porta, ma piano piano l’atmosfera si riscalda grazie anche alla musica dal vivo un po’ anni 60 che ci accompagna…che bel menu’, Menu’ degustazione a 37 € e tanti piatti interessanti, ed altrettanti dolci.

Siamo con Iska e Luigi, decidiamo di prendere il menu’ degustazione ma… non solo, trovo in Luigi un ottimo compagno di viaggio e decidiamo di accompagnare al menu’, tutti gli starter presenti in carta, in totale 5 antipasti.

Ci viene a salutare al tavolo Cecile, la proprietaria ( che e’ anche la voce del gruppo che suona nella sala poco distante) che ci da il benvenuto e ci augura una buona cena.

Si comincia,… piano piano il piccolissimo tavolino, si rienpie di piatti che a stento trovano posto in mezzo alle posate ai bicchieri ed a quant’altro occupa i pochi centimetri quadrati sui quali ci apprestiamo a mangiare.

Uova con spugnole erba cipollina e pane tostato, bella presentazione e gradevole al palato (nulla a che vedere con quello meraviglioso di Robuchon).

Gamberoni fritti, con semifreddo di avogado e agrumi, anche questo ben presentato e con un abbinamento intrigante.

Listelli di carciofo addensato, piatto decisamente insignificante ed inutile.

                    

Ostriche con caviale (esattamente 3 uova per ogni ostrica) accompagnate da un interessante salsina agrumata, piatto semplice buono e bello.

               

Zuppa di funghi e misu, buona ma poco intensa.

Nel frattempo ci raggiungono Lina e Craig, ma il metre ci dice che non hanno le sedie e quindi non si possono accomodare con noi.

Dopo qualche minuto, convinco il responsabile a prepararci un altro tavolo per 6 per farci prendere almeno il dolce con i nostri amici, gli strappo questa promessa, ma e’ stata dura.

Si continua con un bel filetto alla senape con delle quenelle di patate ed erbe aromatiche, anche questo abbastanza classico ma ben fatto.

Ovviamente prima del dolce assaggiamo i formaggi, giusto per non farci mancare niente.

Ci spostiamo nell’altra sala, cove Cecile canta e non e’ troppo contenta di vederci arrivare in quella sala semivuota dove nessuno la disturbava prima del nostro arrivo.

Arrivano una serie di dolci che non sto qui’ a spiegarvi perche’ tutti un po’ banali e non degni di nota se non una specie di torre al cioccolato che piu’ volte il cameriere ha cercato di far stare in verticale sul piatto ma senza alcun successo.

La serata scorre piacevolmente, la musica e’ rilassante, e la cena e’ stata una piacevole sorpresa, forse perche’ proprio oggi eravamo privi di aspettative ma, abbiamo trovato una sequenza di piatti alcuni classici, altri piu’ innovativi, ma sempre ben eseguiti.

Arriva il conto, sono 400 € visto che al menu’ degustazione dobbiamo aggiungere qualche piccolo fuori programma tipo starter e formaggi, il vino dolce e qualche caffe’, ottimo rapporto qualita’ prezzo.

Conclusioni : Ottima serata, locale da consigliare, ma in generale c’e’ uno strano concetto di servizio e rapporto con la clientela, non solo in questo ma in molti locali che abbiamo visitato in questi giorni, be ogni paese ha i suoi usi, e la Francia ha, rispetto a noi una grossa tradizione legata al vino, ma…come si suol dire…la classe non e’ acqua…e neanche Vino!!!

 

 

Le Bistronomie, le Tapas e il Velenitaly

Nell’ultima edizione di Madrid Fusion si e’ concentrata l’attenzione sul tema “alta cucina low cost” una nuova tendenza battezzata “Bistronomie”.

In altre parole, attuare in cucina una politica di prezzi contenuti, cosi’ da incentivare nuove fasce di consumatori, in buona sostanza il publico giovane, che difficilmente mette in conto di spendere un centinaio di euro per un grande ristorante, ma anche per soddisfare chi chiede una pausa pranzo leggera senza rinunciare ad una emozione gastronomica.

Capostipiti di questa tendenza sono Inaki Aizpitarte di le chateaubriand di Parigi e Rafa Pena del ristorante Gresca di Barcellona.

Una vera scommessa, che si basa sull’uso di ingredienti poveri ma buoni, valorizzati da sapienti tecniche, con elaborazioni che aiutino a contenere i tempi di produzione.

Le Bistronomie, sono locali che sorgono in quartieri alla moda, spesso alternativi, in spazi emergenti dai costi contenuti.

Il risultato e’ la possibilita’ di poter pranzare con 25/30 € o di poter ordinare un menu’ degustazione di 4/5 portate a 40 €, per una cena informale.

Gli spagnoli, oltre a seguire il sistema francese in questa tendenza, hanno gia’ da tempo creato un grosso tam tam mediatico intorno all’effetto Tapas; In poche parole , si tratta di riprodurre in scala minore, cibi abitualmente cucinati come porzioni normali, il tutto su una base di pane (ma non sempre).

Cosi’ per Tapas si possono classificare un infinita’ di cibi che in questi anni sono stati proposti come finger food, mentre a Madrid Fusion si e’ cominciato a perlare gia’ di licking o di chuping food, cibo da succhiare e leccare.

       

Ed in Italia…? Be, noi continuiamo a parlare di Velenitaly e via discorrendo, mentre la stampa dei paesi nostri concorrenti crea dei miti della ristorazione e ce li vende…a caro prezzo!!!

Cartoline da Parigi (2)

  

        

 

  

Pierre Gagnaire – Parigi

Dopo una bella passeggiata per la rue Saint-Honore’, arriviamo finalmente in rue Balzac, la percorriamo tutta ma solo alla fine ci troviamo di fronte all’ingresso del Mitico Pierre Gagnaire il ristorante che prende il nome dall’omonimo e tristellato – pluridecorato – super-recensito chef!

Ci fermiamo per qualche minuto davanti al locale pensando che, a detta di molti, questo e’ tra i primi tre ristoranti al mondo.

Mi emoziona sempre entrare in questi posti, oggi, tra l’altro siamo in ottima compagnia, infatti, ci hanno raggiunto dalla Svizzera Luigi e Doris.

Luigi, che di professione fa lo chef, (a Freebourg all’Ouberg de la Cigogne, dove siamo stati esattamente un anno fa, 9 aprile 2007) non poteva farsi sfuggire l’occasione, ed appena saputo della mia prenotazione si e’ subito accodato.

Be’, basta con le chiacchiere, entriamo.

All’interno, il locale e’ classico ed elegante, il personale di sala ci accoglie con garbo e ci accompagna al nostro tavolo; un bel tavolo rotondo e spazioso al centro della sala.

L’atmosfera e’ calda e piacevole, moquet a terra, luci soffuse, le sedie sono comodissime, sembra il preludio di una serata perfetta…

Iniziamo con un calice di Champagne…siamo in Francia non lo dimentichiamo, brindisi di inizio cena ed amise bouche…Fantastico, ottimo inizio, ci portano 5 o 6 piattini con diversi stuzzichini che fanno presagire l’ottima mano della cucina.

   

Al tavolo abbiamo gia’ 3 diversi tipi di pane (tra cui una splendida brioche) che iniziamo a cospargere col burro salato che gia’ da tempo ci attendeva nel suo contenitore coperto da una piccola cloche, assaggiamo le piccole preparazioni…quanta tecnica in cosi poco spazio…c’e’ la “carta di rucola e parmigiano con la marmellata di cipolle, l’anguilla al ristretto di carne e dei cornettini all’acciuga, croccanti e saporitissimi.

Luigi un po’ imbarazzato sceglie il vino (mi ha stupito trovare una carta dei vini cosi’ piccola in un locale del genere, magari al contrario di come fanno da noi in italia qui,’ oltre che scriverli in menu’ li hanno anche i vini) , dopo una piccola consultazione scegliamo il vino…ma…il sommeliere…ci consiglia di prenderne un altro che meglio si abbina a quello che mangeremo….ma chi gli ha chiesto un consiglio…???…

mma…comunque scegliamo il nostro vino e decidiamo di prendere il menu’ degustazione a 255€ a persona, ovviamente il menu’ e’ rigorosamente scritto solo in Francese e nessuno del personale di sala parla l’Italiano (da noi per lavorare in un locale con tre stelle devi conoscere 4 lingue!!), quindi ci affideremo ai nostri amici italo-svizzeri per la traduzione del menu’.

  

Arriva il primo piatto, la presentazione e’ elegante e suggestiva e lascia presagire un inizio fresco e leggero: Granchio, gelatina di agrumi all’aneto,olio di oliva, albicocca, erbette varie…il piatto passa un po’ inosservato, ma con un percorso cosi’ lungo, magari non e’ il caso di iniziare in maniera troppo decisa.

Arriva il secondo piatto, gia’ ci siamo, pesce S.Pietro, con julienne di seppioline ed “onion rings”…il pesce, delicato e gustoso ed ottimo l’abbinamento con le cipolle, croccanti e saporitissime..

Piatto successivo: qui’ le cose si complicano, piatto composto in tre parti, una sulla destra, le altre due su un contenitore a doppio piano, ovviamente salsina sopra (immancabile).

Costruzione del piatto complessa ed un po cervellotica, con la conseguenza di risultare pesante e complicato da mangiare, anche per i forti odori che sprigiona la piccola zuppa di fave e piselli con lardo affumicato, se poi la abbiniamo alla rana ed al piccolo involto di vegetali con la salsa bernese…lascio il mio piatto per cercare di continuare fino alla fine, non mi era mai successo di stancarmi cosi’ tanto al tavolo, il servizio scorre lento e senza alcuna fluidita’, i camerieri cercano di fare il loro lavoro con la massima attenzione, compatibilmente col ritmo affannoso che c’e’ in sala, fumiamo una sigaretta fuori e rientriamo, il piatto sporco della precedente portata e’ ancora li dove lo avevamo lasciato, cerco dell’acqua ma e’ sul nostro tavolo di servizio….[l’acqua a mio avviso, se non vuoi tenerla sul tavolo, devi per forza garantire un servizio di mescita, o si costringe il cliente morire di sete, oppure, come faccio io …..], assetato afferro la bottiglia di acqua e la verso nel mio bicchiere, ma il cameriere, INCAZZATO, mi strappa la bottiglia di mano per versarla a tutti gli altri meno che a me…(questo giochetto, e’ capitato 5 o 6 volte nel corso della serata ed e’ stato molto divertente…per lui, per me non tanto)…il vino…come l’acqua, comodo e meno convenzionale di quei soliti antichi locali italiani, dicevo comodo ti prendi la bottiglia e te la versi; anche col tovagliolo il simpatico cameriere, anziche’ cambiarlo quando una persona ai alza dal tavolo, te lo piega con le sue manine e te lo mette al tavolo, anche questo comodo ed eco compatibile (pensate quanti lavaggi in meno).

Arriva l’aragosta e mentre la stavo ammirando nella sua semplicita’ arriva qualcuno a versarle sopra una “Bisk” fortissima dall’odore pungente ed eccessivamente concentrata…ok, niente aragosta la lascio e vado per un’altra sigaretta…

                  -FINE PRIMO TEMPO –

Pierre Gagnaire (2)

             

             - SECONDO TEMPO –

(la pausa l’ho inserita io ma in realta’ non c’era)

Torno e trovo ovviamente il mio bel tovagliolo piegato e l’aragosta ancora al tavolo, ovviamente nessuno mi chiede come mai due piatti sono tornati indietro completamente intatti, ma proseguiamo.

    

Zuppa fredda di asparagi bianchi al cardamomo, con gelato di cetriolo e ventresca di tonno, piatto buono e soprattutto fresco, ci voleva per sgrassare un po’, continuiamo con triglia, ostriche e frutti di mare, piatto

delicato e ben fatto, e siamo al vitello da latte anche questo ben fatto e molto buono.

L’ andamento migliora, anche in considerazione del fatto che stiamo quasi arrivando alla fine.

Siamo ai formaggi.

     

Molto interessante e moderna l’idea di servire 3 diverse preparazioni a base di formaggio anziche’ la piu’ canonica selezione…

Arriva il dolce…il fantomatico dolce Pierre Gagnaire… tre piattini, uno con piccola pasticceria, tecnico e innovativo (un po’ di frizzante, un po’ di gommoso ecc.), una ciotolina con un bon bon al cioccolato bianco immerso in una crema zabaione ed una coppa fresca con granita di cetriolo.

   

Questo primo passaggio di dolci ci ha alleggerito parecchi e rinfrescato dopo una serie di piatti a mio avviso troppo pesante, nella coppa c’era anche una scritta con gli auguri per il mio compleanno (e’ stato Luigi Stella che a breve aprira’ un bar proprio a Parigi ad avvertira lo chef).

     

Continuiamo con un raviolo di ananas, una schiuma fredda agli agrumi ed un ottimo semifreddo al pistacchio con cocco disidratato e …e….no…anche lui con la sfericizzazzione???…dicevo pistacchio e palline sfericizzate di latte di cocco, (allora non sono solo gli Italiani fissati con le palle Spagnole).

Ed arriva l’ultimo dei sette piatti che compongono il dolce…un millefoglie al cioccolato…semplicemente FANTASTICO!!!

Fine della cena…ci siamo arrivati.

Arriva il conto: Tot 1185 €

Conclusioni: non voglio fare il solito nazionalista, che difende sempre i buoi di casa sua, anzi senza polemica dico bravi ai Francesi, che, rispetto a noi riescono a “vendere” benissimo la loro immagine, sembra che sia solo fumo, ma…ma… l’arrosto???

NON LO VEDI MA C’E’…SUL CONTO!!!

 

Contatti: Ristorante Pierre Gagnaire – 6, rue Balzac, Paris 8° – Tel: 33158361250

 

 

Carnet de Voyage (2) – I Bistrot dei grandi Chef

 

 

Nell’elegantissimo XVI, appena dietro il Trocadero e poco distante dal Museo di arte moderna riaperto a gennaio dopo i restauri, si nasconde un bistrot dagli interni modernissimi, pareti color ciclamino e tavole minimal chic, La Table Lauriston, dove apprezzare il talento dello chef Serge Barbey. Prezzi corretti e una scelta di piatti dove la qualità della materia prima, carni e verdure, prevale su tutto. Se si decide di passare la serata tra il nuovo Museo di arte moderna e il Palais de Tokyo, vetrina della scena artistica contemporanea francese, conviene prenotare uno dei tavoli di design del ristorante Tokyo Eat, all’interno del Palais de Tokyo. Cucina creativa leggerissima e un conto sotto i 30 € (tel. 0033.1.47.20.00.29). Attraversando la Senna verso l’area del Quai Branly, del Musée d’Orsay o del Museo Rodin, un’altra piccola perla da scoprire è il ristorante della Maison des Polytechniciens, Le Club, in un palazzo settecentesco. Offre una cucina di qualità, a prezzi ragionevoli (menu a 36 €). L’autentica via gastronomica del VII restarue Saint-Dominique, dove i fan di Christian Constant, grande chef che ha affilato le sue armi al Ritz e, soprattutto, al Crillon, hanno la possibilità di godere delle sue arti culinarie senza danneggiare troppo il portafoglio. Si può infatti scegliere al posto del suo lussuoso ristorante Violon d’Ingres l’assai più semplice Café Constant (tel. 0033.1.47.53.73.34) o, per gli amanti del pesce, Les Fables de la Fontaine. Vicino in rue Cler, c’è  uno dei migliori formaggiai di Parigi, Marie-Anne Cantin.

 

Si acquista uno speciale Roquefort e uno squisito Saint-Marcellin. Verso Saint-Germain, in rue de montalembert, proprio di fronte all’ Atelier di Robuchon, ecco il rinato ristorante Gaya dello chef Pierre Gagnaire, insignito nel 2006 della sua prima stella Michelin. La cucina è d’autore ma i prezzi restano ragionevoli. Proprio come accade nella nuova avventura di Yves Camdeborde, Le Comptoir du Relais, creatura a doppia faccia: bistrot di giorno, che non accetta prenotazione, e ristorante la sera, il posto e’ davvero piccolo e per sedersi a pranzo (nei piccolissimi tavolini ammassati uno accanto all’altro) si deve attendere sempre un minimo di mezz’ora, per la cena, trovare posto e’ praticamente impossibile, la lista d’attesa  supera i sei mesi. Un’alternativa per una pausa gastronomica originale la offre Giraudet, bar à soupes et à quenelles, ovvero bar dove si consumano zuppe e speciali polpette, di carne come di pesce.

      

Nella rue Parmentier si trova invece il gia’ citato e super popolare “Le Chatheaubriand” dell’innovativo chef Inaki Aizpetart, anche qui’ pranzo senza prenotazione piu’ informale e cena con prenotazione obbligatoria( mi raccomando la puntualita’). Vicino la Madaleine da segnalare Chez Cucile, nella rue Mignon, bistrot carino, con menu’  “decouvert” a prezzi modici e musica dal vivo, e Sanderers che offre l’atmosfera del ristorante elegante in versione bistrot, con la possibilita’ di assaggiare una cucina d’autore a prezzi corretti (per essere un bi-stellato).

Se poi non ve ne frega niente degli chef, della cucina d’autore e delle bistronomie varie, be, sedetevi in un qualsiasi bar, ad un qualsiasi angolo di strada e gustatevi una “Croquet-Madamemoiselle” il tipico toast alla francese farcito con prosciutto e formaggio con sopra l’uovo, questo si che ti riconcilia con la vita dopo una lunga passeggiata Parigina!!!

 

 

Ladurée – Parigi -

E’ una pasticceria fondata nel 1862, nata come piccola “patisserie” ed ormai divenuto un marchio prestigioso con corner nei  centri commerciali Parigini piu’ importanti.

La storica bottega si trova nella rue Royal, via elegante con bei negozi e grandi firme.

A qualsiasi ora e’ necessario fare un bel po di fila per accaparrarsi i famosissimi mini-macaron.

Bellissime confezioni in cui vengono sistemati i piccoli dolcetti, per comprare i quali si puo’ attendere anche un ora, nonostante la velocita’ degli addetti.

Con 15€ si puo’ comprare la scatolina da 6 mini, mentre per comprarne uno maxi ci vogliono 3,80€, sono preparati nei gusti piu’ svariati, cannella, vaniglia, limone ecc. e sono davvero buoni.

Per i gourmet che visitano Parigi e’ ormai una tappa obligata, per comprare un regalo da portare in patria o piu’ semplicemente per uno spuntino super-goloso.

 

 

Le Chateaubriand – Parigi

La Prenotazione e’ per le 20 e 30, siamo un po in ritardo ma ci siamo quasi, qualche minuto ancora di metro’ e saremo ad avenue Parmentier;

20 e 31, chiamano dallo chateaubriand dicendoci che se non arriviamo sono costretti a dare il tavolo, questi si che sono precisi!

Corriamo per trovare il numero civico129, per fortuna ci hanno preceduto per bloccare il tavolo Lina e Craig (i nostri amici residenti a Parigi che hanno deciso di “emigrare” a Catania per sposarsi il prossimo 31 agosto).

Arriviamo, ci scusiamo e prendiamo posto nei minuscoli tavolini, cercando un po’ di relax dopo la grande corsa.

Il locale e’ stracolmo di gende, incastrata tra i piccoli tavolini, disposti uno accanto all’altro, eliminando quindi qualsiasi tipo di privacy; l’atmosfera e’ comunque carina, l’arredamento e’ rustico da classico bistrot, un bel bancone all’ingresso (affollato di gente che aspetta il suo turno), la cucina e’ quasi a vista e proprio all’ingresso di questa c’e’ un piccolissimo bagno riservato al publico (cosa che per le leggi italiane sarebbe impossibile).

In sala quattro/cinque ragazzi in camicia bianca alti e simpatici, conducono un servizio a ritmi alquanto elevati; Lo chef Inaki Aizpitarte, anche lui in camicia bianca e grembiule passa fra i tavoli ed aiuta anche lui nello svolgimento del servizio.

Il menu’, scritto su un foglio A4 e’ unico ed uguale per tutti, al costo di 40€ e comprende 5 portate, che cambiano di giorno in giorno.

Scegliamo il vino e siamo pronti per iniziare.

Amuse bouche: servito in una coppa di vetro, del cavolfiore crudo tritato, con granita di sedano e lamelle di foie gras, fresco e stuzzicante come inizio .

Il cameriere, toglie i piatti lasciandoci pero’ i cucchiai sporchi (che appoggia sul tavolo nudo e crudo senza alcun coperto) che ci serviranno per la portata successiva…bella questa, mai vista, fara’ parte della nuova tendenza “Bistromane”???

Proseguiamo con Langoustines, petits légumes: astice con verdure e germogli, decisamente non esaltante.

siamo alla terza portata, Merluzzo con asparagi bianchi e verdi con agrumi e salsa di arance, davvero molto buono ed equilibrato.

Arriva il Piccione, con carciofi e crema di porri, piatto ben fatto e ben presentato, cottura perfetta.

Finito il piccione arriva il pane…otiimo tempismo!!!

Il dolce e’ Chocolat, fraises, wasabi, ovvero una mousse di ottimo cioccolato servita con fragole ed una schiuma al wasabi, inusuale e strano l’abbinamento ma interessantissimo il risultato finale.

Comclusioni: Se avessi trovato per caso questo locale, sarebbe stata sicuramente una piacevole sorpresa, ma, dopo aver letto un po in tutti i giornali italiani, in tutti i blog piu’ quotati, le peripezzie di questo bravo e giovane chef, forse la mia aspettativa riguardo al locale era un po alta, e, sinceramente non posso dire che l’esperienza mi abbia esaltato, restano sicuramente tanti imput positivi riguardo alla concettualita’ che il posto vuole esprimere, e all’indiscussa tecnica del bravo Inaki, che riesce con piatti semplici ed innovativi a mostrare una spiccata personalita’.

Contatti:

·          Le Chateaubriand 129, avenue Parmentier 75000 XIème Téléphone : 01 43 57 45 95

L’Atelier di Joel Robuchon – Parigi

Martedi’ 8 Aprile, giorno del mio compleanno, Rue de Montalembert, ci troviamo di fronte all’elegante ingresso dell’Atelier, sono le 13 e 30 e dai vetri scuri dell’elegante veranda si scorge il locale pieno di gente, cosa che non depone proprio a nostro favore.

Entro, mi accoglie uno dei responsabili in abito scuro (elegante ma informale) e con garbo mi dice che c’e’ un’ora d’attesa e mi scrive in lista.

Ok, si aspetta, il clima non e’ dalla nostra parte e visto il freddo decidiamo di attendere al bar dell’hotel attiguo e di prendere un aperitivo.

Ore 14 e 30, puntualissimo, il signore della “lista” ci viene a prendere e ci accompagna al nostro posto al banco.

                

Attraversiamo il bel locale, ottimo design, elegante ed innovativo, predominano il nero del banco ed il rosso delle sedute, pelle e vetro, installazioni con motivi gastronomici davvero di impatto, l’atmosfera e’ piacevole, grande eleganza servita su un piatto di informalita’.

Siamo pronti, in postazione, abbiamo i nostri due posti al banco, dall’altra parte, uno stuolo di chef ed addetti al servizio si muovono frenetici ma senza affanno.

La carta, rigorosamente in francese, e’ composta da una dozzina di micro-porzioni, alcuni piatti di entrata ed una decina di piatti principali. 

Decidiamo di non esagerare, considerando la cena che ci aspetta fra qualche ora ed ordiniamo 4 micro-porzioni e due piatti principali,acqua ed un calice di vino rosso.

Nell’attesa dei piatti scrutiamo il bel locale e scambiamo qualche chiacchiera con i vicini di “banco”, italiani e assidui frequentatori del posto a cui tra l’altro chiediamo qualche consiglio.

Arrivano!!!

L’Oeuf cocotte et sa créme légére de morilles, o se preferite l’uovo di Robuchon, semplicemente Fantastico! Uno dei piatti piu’ conosciuti della sua cucina, l’uovo con una leggera crema di spugnole, esaltante in bocca, bella consistenza ed interessante contrasto cotto-non cotto.

Continuiamo con il calamaro e salsiccia, anche qui’ bella consistenza del calamaro e ottimo abbinamento con la dolcezza della salsiccia (quasi un salame poco stagionato).

Il servizio scorre fluidamente e non ci si accorge affatto del locale pieno, anzi l’atmosfera e’ calma e rilassante.

Siamo in attesa delle altre due micro-porzioni, ne abbiamo gia’ mangiate due, ma del mio calice di vino neanche l’ombra; ok puo’ capitare, magari non te lo aspetti in un locale stellato o, come in questo caso pluristellato; ma la bonta’ delle pietanze, fa passare in secondo piano alcuni errori di servizio; arriva il vino ( o meglio arriva il calice col vino gia’ dentro, niente bottiglia, niente tappo, ne tantomeno assaggio ecc. ecc.) ed arrivano i piatti.

Les Couquilles St-Jacques (capasanta) aux beurre d’algues, bella, semplice e buona.

Les palourdes (vongole) farcies a’ l’ail violet, servite su un letto di sale grosso e pepe, molto buone (ne avrei potuto mangiare anche 2 o 3 kg ma purtroppo erano solo 5)

Al mio vicino viene servita la recensitissima pasta alla carbonara di Robuchon ed a me scappa un commento sui tanti siti e blog che parlavano malissimo del suddetto piatto ( vedi Papero Giallo) e lui,  un po’ sconsolato inizia a mangiare il suo spaghetto versione “pastone” .

Arrivano i piatti principali, il mio vicino, assiduo frequentatore del locale, si pente di non aver ascoltato il mio consiglio e lascia la sua “carbonara”.

L’agneau de lait des pyrénées, en cotolettes, segue la linea degli altri piatti, semplice, ben fatto, molto francese.

Le boeuf en tournedos au poivre noir de Malabar, Filetto al pepe nero con patate e pure’, sembra banale, ma vi assicuro davvero straordinario…un ottimo filetto, cotto perfettamente con i grani di pepe nero, la solita salsina ad accompagnarlo, le patate anch’esse fantastiche e…madame e monsieur…sua maesta il pure’…e ripeto IL PURE’, mai mangiatone di cosi’ buono.

Decidiamo di non proseguire con il dolce, visto quello che ci aspetta nei prossimi giorni, arriva il conto: 4 micro porzioni rispettivamente 22/18/22/15 € – 2 piatti principali 39/42 € – acqua 4 € – vino Saumur champigny 05 les terres Chaudes 13 € – Tot. 175 € (spesi benissimo).

Conclusioni: Che dire sarebbe bello Vedere un Format del genere anche in versione Italiana, ma siamo pronti per qualcosa del genere?

Robuchon, che ha aperto l’Atelier nelle piu’ importanti citta’ al mondo, sembra che dopo uno studio mirato, abbia bocciato l’ipotesi di una eventuale apertura Italiana, ma magari qualcuno, in futuro potrebbe decidere di uscire dagli schemi e fare un “punto” di alta ristorazione al banco in maniera informale ma terribilmente Concreta ed elegante come questo.

Per quanto mi riguarda, una bellissima esperienza ed un bel regalo per il mio COMPLEANNO!!!

Contatti:

L’Atelier de Joël Robuchon

 

5, Rue de Montalembert

, 75007 

Paris


Tel : +(33) 1 42 22 56 56 – Fax : +(33) 1 42 22 97 91

 

Hotel Sant Augustin – Parigi –

            

Avete mai sentito parlare degli hotel Parigini???

E’ risaputo che a Parigi gli spazi sono molto piu’ ristretti che da noi cosi’ nei ristoranti, nei bar, negli hotel…si appunto negli hotel…non mi aspettavo chissa’ che cosa sapevo di trovare una piccola camera confortevole e ben arredata in posizione “strategica”.

Be’ quasi tutto e’ andato come previsto, la posizione dell’albergo e’ l’ideale per chi vuole girare la citta’ vicino ad una delle piu’ importanti stazioni del metro’ e quindi comodissima per ogni tipo di collegamento; arredamento moderno ed elegante, struttura da poco inaugurata e quindi nuova e pulita; la camera?…non piccola ma la piu’ piccola che io abbia mai visto nella mia vita, davvero spazi ridotti al minimissimo, con letto alla francese (per intenderci poco piu’ piccolo di una piazza e mezzo) schermo piatto che si discosta di qualche centimetro dal muro, quanto basta per sbatterci la schiena ogni volta che fai un passo.

Apparte gli spazi ed apparte la spiacevole situazione di aver assegnata una camera gia’ occupata (immaginate la sorpresa nell’aprire la porta e trovare valige e biancheria di ogni genere), la posizione fa si’ che questo sia un ottimo punto di partenza per il nostro tour.

 

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