Ristorante San Marco – Canelli (At)

A Canelli, in Piemonte, c’è il ristorante San Marco, dove mi è piaciuto desinare, mi è!

“. . . di là dalle siepi si sentiva la vigna e si vedevano le canne: è questa la bellezza di Canelli: sembra di essere lontano, in un paese diverso, e la collina non è più collina, anche il cielo è più chiaro, come quando  fa sole e piove insieme . . . “                                                  Cesare Pavese

 

E’ ancora così Via Alba a Canelli; oggi come allora dietro le case si sente la vigna, e tra i tigli la collina ha il colore dell’uva moscato. Oggi come allora c’è il ristorante San Marco. Ai tempi di Pavese era un antico “ostu” con stallaggio, che prendeva il nome di una chiesetta nei pressi. Durante la festa del Santo evangelista le donne delle campagne vi andavano in pellegrinaggio per propiziare lo schiudersi dei “bigat”, i bachi da seta che portavano in seno. Oggi non c’è più la chiesetta e nemmeno i “bigat”, ma c’è ancora il  San Marco, non più “ostu”  ma Ristorante, Stella Michelin, magistralmente condotto da Pier Carlo e Mariuccia Ferrero, rispettivamente al timone della sala e al governo della cucina che con discrezione e perseveranza tengono viva la grande civiltà gastronomica di queste terre, ringiovanendola con amore quando è necessario e riscoprendola in molti casi sotto le contaminazioni e gli oblii. Un caldo & umido sabato di luglio mi porta a pranzo in questo apparentemente “anonimo ristorantino” di Canelli, silenziosa e … deserta cittadina piemontese, capitale mondiale del Moscato d’Asti. Il locale è elegante senza ostentazione alcuna; i posti potrebbero essere 35/40; il servizio inappuntabile, professionale ma molto cordiale. Il menù è stato scelto dall’amica Mirella Morra, sommelier in quel di Asti. Diamo inizio alle libagioni, dunque:

 Tonno di coniglio nostrano con salsa di peperone rosso

Preparazione dal gusto delicatissimo in perfetto equilibrio con la salsa di peperone, mai invadente.

 Tortino di zucchine trombette e fiori di zucca con fonduta di pomodoro

Restiamo nell’ambito della soave delicatezza, ottima la fonduta di pomodoro, in armonia impeccabile con gli ortaggi.

A queste due prime portate Mirella ha abbinato lo spumante metodo Martinotti P. Rosè Oltrepò Pavese DOC (Pinot Nero)

Tajarin all’uovo fatti a mano con ragù di stufato

Mai mangiato con tanto piacere, d’estate, un primo al ragù; alla simpatica signora Mariuccia, che di tanto in tanto fa capolino dalla cucina, chiedo nozioni circa la manifattura degli “spaghettini “: 40 tuorli d’uovo per un chilo di Tajarin. Saranno solo le uova il segreto di cotanta bontà?

Per questo piatto Mirella ha scelto il Filvoia  Barbera d’Asti DOC 2006

Guanciale di vitella “fassona” di razza piemontese alla Barbera d’Asti e patata al sale

Straordinaria la morbidezza della carne, cotta per oltre tre ore con la barbera.

A Mirella è piaciuto abbinare La Ladra Barbera d’Asti Superiore DOC 2004

Dopo una incredibile quanto assortita “alzatina”  di  Piccola pasticceria con torrone morbido del San Marco ecco la Tavolozza di dessert

Speciale il sorbetto di frutti di bosco, delicatissimo lo zabaglione al moscato, morbido quanto basta il Bunèt mentre, per quanto buona, non ricordo cosa fosse l’ultimo dessert troppo somigliante alla crema catalana.

La chiusura non poteva che essere con il Castello di Canelli Moscato d’Asti DOCG 2007

Se capitate in quest’angolo di Piemonte vi suggerisco, raccomandandola, una visita al Ristorante San Marco a Canelli in via Alba n° 136  tel. 0141823544 www.sanmarcoristorante.it

 

Uscendo dal ristorante anelo al fresco della mia camera d’hotel, ma il mio nuovo amico Romano, irriducibile Virgilio, si offre per condurmi in un tour per colline e crinali, dove la natura è lussureggiante e i filari perfettamente pettinati, gestanti grappoli che promettono imperdibili nettari, sono percorsi da  una  brezza che conduce con se aliti di antiche fragranze; dalla cima di un poggio  si scorge un panorama tanto rilassante quanto commovente: alle spalle le Alpi; d’avanti, oltre  le rotondeggianti alture, posso immaginare il mare ligure; da una cascina un lontano vocio interrompe il silenzio che mi desta dalla momentanea estasi. Grazie. Grazie a Mirella e a Romano. Grazie a Luigi e Graziella Terzago, miei munifici ospiti. Che vi devo dire. A me è piaciuto . . . mi è!

 

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