Profumo Italiano in Texas [4] Chef Carmelo Chiaramonte teaching a cooking class at Art Institute in Houston!

Caro Andrea, uno scoop: siamo finiti sul sito della polizia! Ci siamo finiti per colpa di Carmelo: anche i policemen vogliono venire alle sue cene!!! Oggi cooking class con gli studenti dell’Art Institute. Due dozzine, come si conta qui, tra i 25 e i 45 anni di età (qui si studia a tutte le età, si cambia vita a tutte le età, ci si rimette in discussione a tutte le età). All’inizio freddini, compostini, con gli appunti delle ricette in mano.

Alcuni con i guanti, mai dovessero maneggiare il cibo. Restano basiti quando Carmelo esordisce con una degustazione di sale. Per insegnargli che il sale va declinato al plurale, e che la pluralità rende ogni piatto singolare. Gli fa assaggiare un sale standard da supermercato, poi un sale marino di Trapani. E mentre i primi cercano dei cucchiai per servirsi, lui dice «No, preferisco che lo sentiate con le mani». E quelli si servono il sale tra pollice e indice, sembrano bambini che lo fanno per la prima volta.

Cercano bicchieroni d’acqua per la degustazione, neanche avessero tra le mani macigni e non granelli. Poi piano piano questo piacere tattile del cibo gli si svela.

Carmelo fa tirare a due ragazze la pasta delle “empanadas” di ricotta, un ponte tra i ravioli dolci fritti e le empanadas ispaniche. Fa girare un pezzetto di pasta tra gli studenti, dice «Toccate, annusate, assaggiate».

Aria di trasgressione infantile. Immagino cosa gli insegnano nelle scuole qui, con la paranoia dei germi: non si tocca con le mani, non si annusa, non si assaggia.

Nelle cucine negli Stati Uniti vedo fare con i guanti operazioni di cucina che a uno gli viene da dire «Ma allora che l’hai fatto a fare di diventare cuoco, se ti privi di questo piacere, di questa conoscenza?» Perché la conoscenza viene anche dal tatto, e oggi Carmelo gliel’ha spiegato. Il clima freddo e compostino si è sciolto in fretta, dopo venti minuti erano tutti intorno ai piani di cucina, seguivano la piastra di sale alle arance, pepe nero e basilico;

formavano i ravioli di ricotta dolce, scoprivano che il riso non è quella struttura verticale collosa in forma che spesso si serve qui, ma una forma pittorica piana che si espande sul piatto, quasi spalmata.

Un dipinto di cui si apprezza la cottura al dente e all’onda. Dovevi vedere i ragazzi quando lo impiattavano seguendo le indicazioni di Carmelo! Infine, li ha illuminati d’immenso la quesadilla, sia per la ricetta in sé, sia per il principio che esemplifica: coniugare una forma nota con contenuti atipici e imprimerle il tuo carattere. La forma della quesadilla, che a queste latitudini è la prima cosa che mangi dopo lo svezzamento, si è illuminata di mozzarella di bufala dop, di parmigiano reggiano, di guanciale di Amatrice.

Alla fine i ragazzi lo guardavano come “il cuoco che volevano diventare” (parafraso il mio libro); le ragazze si sono fatte firmare il menu, e una pure il grembiule! Ci mancava solo che andassero via intonando Funiculì funiculà, ma lo chef ha salvato la situazione canticchiando a mezza voce un Vinicio Capossela d’annata. Carmelo superstar! Ed ecco le foto che provano che non ci fumiamo l’aloe e nemmeno l’agave.

11 thoughts on “Profumo Italiano in Texas [4] Chef Carmelo Chiaramonte teaching a cooking class at Art Institute in Houston!

  1. Finalmente vi vediamo con le mani in Pasta , e con enorme invidia mi immedesimo in quei giovani chef turbati e divertiti dall’irresistibile carica del nostro sicilianissimo cuciniere…ah, dimenticavo, caro zio Melo per quanto riguarda la tua pubblicita’ ho parlato con il mio resposnsbile commerciale (che sono sempre io) e mi ha detto che si puo’ fare, ma molto dipendera’ dalla cena di fine manifestazione che TU e Roberta organizzerete a Catania invitando me ed il caro Gianfranco……
    baci baci ed a presto

  2. Parecchi anni fa ho avuto la fortuna di essere ospite a casa di Carmelo a Modica per una cena con altri amici. Lui era agli inizi della carriera, ma già lavorava a Catania. E quella sera ci usò come “cavie” per farci gustare le sue ultime creazioni. Era già molto bravo ed anche una persona molto molto simpatica. Complimenti a lui !

  3. Cari Amici,
    tra qualche settimana sarò a Las Vegas per cinque giorni e a Los Angeles per tre giorni.
    Mi sapreste consigliare qualche ristorante da provare?
    Grazie mille,

    Alberto B.

  4. Ma quando è piccolo il mondo neanchè 20 giorni fa ci siamo conosciuti dall’ oculista ad Avola e ora la ritrovo tra i fornelli texani…..
    divertiti
    P.s.
    il libro nn mi è arrivato!!! nn è che mi hanno ghiacciato i soldi…..

  5. Ciao 🙂

    Mi chiamo Elena e sul mio blog di cucina sto raccogliendo delle ricette, insieme agli altri food blogger, per creare una raccolta. 🙂

    Si tratta di ricette “a colori” che verrebbero poi raccolte (citando ovviamente le fonti) in un ebook scaricabile da tutti gli amanti della buona cucina.

    Se ti può interessare, questo è il link dove ci sono tutti i dettagli. 🙂

    http://www.gnamgnam.it/index.php/2010/03/02/la-cucina-a-colori-la-prima-raccolta-di-ricette.htm

    Spero di averti incuriosita. 😛

    Ti auguro buona giornata,

    elena.

  6. Salve a tutti,
    sono un appassionato di enogastronomia…….
    ma io dico come può uno chef del genere ad arrivare negli Stati Uniti…..
    con tutto rispetto…..ma dalle foto immagino il gusto di quel riso pallido…..e di quelle emulsioni separate dall’oliooooooo…………
    gli farei fare un concerto a mazzarino o caropepe………
    Saluti…
    scusate la schiettezza…..ma siamo davvero alla frutta………

  7. Ciao Davide e ben trovato su questo Blog, e’ vero che oggigiorno c’e’ sempre piu’, tra i giovani chef, la tendenza a curare l’estetica dei piatti fino all’inverosimile, curando i colori, le consistenze le “apparenze”…quasi piu’ del piatto stesso, ma e’ anche vero, che soprattutto tra gli appassionati, quelli che amano la buona tavola, la cucina concreta, la cucina vera, c’e’ chi ancora cerca emozioni nel gusto dei piatti, quelli che dicono : anche l’occhio vuole la sua parte, ma meglio che questa parte la abbia prima il palato….devo dire , che, apparte la qualita’ della foto (ma non possiamo prendercela con chi le ha fatte che gia’ fa salti mortali per fare quello che fa’), neanche a me il risotto , alla vista fa’ tanto gola….ma, conoscendo la cucina di Carmelo….riesco ad emozionarmi anche solo immaginando il gusto…quel pallore che…probabilmente racchiude una intensita’ di gusto ed una passionalita’ inimmaginate…Mi permetto quindi col massimo del rispetto di dissentire…c’e’ gia’ tanta gente che va a mangiare solo per criticare i piatti degli chef…ci mancavano solo le sentenze “su fotografia”….un concerto su cd e’ davvero diverso da un concerto al teatro caro Davide e ti assicuro che il buon Carmelo grazie alla sua duttilita’ puo’ suonare a Mazzarino come in Giappone e …speriamo che ce ne regali ancora tanti di questi suoi concerti!!!

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