Occhio all’Etichetta – I Dolci di Carnevale

di Salvo Gulizia

Mi stavo accingendo a scrivere sui dolci che vengono preparati nel periodo di Carnevale ed in particolare delle “chiacchere”, quando, fortunatamente per me, qualcun’altro lo ha fatto prima.

Infatti, non  avendo molta dimestichezza nella preparazione dei dolci, non mi sarei mai azzardato a pubblicarne la ricetta, ma avrei parlato dei nomi  con cui sono conosciuti nelle diverse regioni italiane e cosa attenzionare quando li andiamo a comprare nei supermercati, panifici e laboratori di pasticceria. Così, dopo una lunga ricerca ho scoperto che le “chiacchere”sono chiamate bugie a Genova, Torino ed Imperia, cenci o crogetti in Toscana, chiacchiere in Basilicata, Sicilia, Campania, Lazio, Umbria, Puglia, Calabria, così come a  Milano e Parma, cioffe a Sulmona e nel centro Abruzzo, cróstoli o cróstoli a Ferrara, Treviso, Trentino, Friuli Venezia Giulia, cunchiell’ o qunchiell  in Molise, fiocchetti a Montefeltro e Rimini, frappe a Roma ed Ancona, galàni a Venezia, Verona e Padova, intrigoni a Reggio Emilia, maraviglias in Sardegna, rosoni o sfrappole  a Modena, Bologna e Romagna e sfrappe nelle Marche. Nell’antica Roma venivano chiamati “frictilia” (dolci fritti) e nel periodo di Carnevale venivano preparati con farina, uova,  miele e poi fritti nel grasso di maiale ed in grande quantità, perché dovevano durare per tutta la Quaresima.

Ma in questo periodo dell’anno, in commercio, non troviamo solo “chiacchere” ma tanti altri dolci fritti  e quando li compriamo non controlliamo mai le etichette. Pensiamo sempre che vengono preparati come una volta, in modo genuino, ma non è così, infatti in una gran quantità di prodotti , sempre ben confezionati ed invitanti all’occhio ed al palato, leggendo bene le etichette, tra gli ingredienti  troviamo: grassi vegetali idrogenati, margarine (non ben identificate), agenti emulsionanti,  aromi (non naturali), agenti lievitanti,  emulsionanti (da soia), correttori di acidità, coloranti, conservanti e gelificanti.

Per non parlare degli oli di frittura che sono di  qualità scadente, come quelli di palma, palmisto, colza e tanti altri oli tropicali, non indicati in etichetta, perchè non previsto dalla normativa vigente. Inoltre siamo convinti che le  “chiacchiere” al forno contengono meno calorie, ma non è così, dato che prima sono fritte e poi  rosolate al forno; non tutti indicano il doppio trattamento in etichetta.

E sperando di non rovinarvi il Carnevale, parlando di calorie le “chiacchere” o fritte o al forno contengono mediamente 450Kcal/100g.

3 thoughts on “Occhio all’Etichetta – I Dolci di Carnevale

  1. Come mia abitudine…un ben arrivato per Salvo Gulizia!!! ottimo articolo, soprattutto perchè ci ricorda che non è tutto “genuino” quello che luccica! Sicuramente “intravedo” nelle tue parole un pò di sana deformazione professionale…ma giustamente, se facessimo un pò tutti più attenzione a ciò che “fagocitiamo” ci sarebbero meno problemi di natura alimentare. Bravissimo!!!

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