Taste: “Che Culo Essere Italiani”

 di Danilo Giaffreda
Mai titolo di manifestazione gastronomica fu più azzeccato. Almeno per tre buoni motivi, sufficienti per entrare nelmood di questa kermesse orgiastica del cibo che, giunta alla sua settima edizione, si è appena conclusa, dopo tre giorni, alla Stazione Leopolda di Firenze.

Il primo è che Taste significa, innanzitutto, gusto e il gusto è il fil rouge che lega le decine e decine di espositori che senza soluzione di continuità espongono ogni genere di raffinatezza culinaria su lunghi e ininterrotti banconi che riecheggiano, simulandoli, i treni che una volta animavano questa stazione, riattata a bellissimo spazio espositivo a pochi passi dal centro della città.

Casari, norcini, distillatori, pasticceri, pastai, birrai e financo torrefattori tagliano, affettano, spalmano e versano, offrendola, l’eccellenza d’Italia.

Tutti coccolano e raccontano i loro prodotti manco fossero figlioli, seducono i palati, cercano la soddisfazione e il piacere negli occhi dei visitatori, si aspettano il riscontro del pubblico dopo un anno di duro lavoro, di sacrifici, di solitudine, di rischi in assenza di una tutela istituzionale determinata a protezione del loro sapere, della loro passione e del loro amore per il lavoro.

Temi, questi, emersi domenica durante l’intervento di Oscar Farinetti sul palco del Ring, la ribalta degli approfondimenti e dei confronti a latere della rassegna, purtroppo disturbata dal vociare e dal frastuono dell’attiguo ristorante che occupa, inspiegabilmente, la stessa bellissima, affascinante sala.

Alla vigilia dell’ennesimo e più importante varo del miracolo Eataly a Roma, Farinetti lancia il suo j’accuse contro il silenzio e l’ignoranza decennali delle istituzioni, incita a progettare e creare sempre nuove attività nel settore dell’agro-alimentare, consiglia con toni vivi ed espressioni colorite di non perdere tempo in lamentele e autocommiserazione, dice che la rivoluzione del gusto passerà necessariamente attraverso la scuola e i bambini, portatori sinceri e convinti di nuove e corrette abitudini alimentari, e invita, infine, i nostri consoli nel mondo a farsi ambasciatori delle eccellenze italiane, perché è dal mondo e nel mondo che avverrà il riscatto e la rinascita della nostra cultura.

Il secondo buon motivo è che Taste significa, anche, assaggiare ed è questa l’attività più frenetica alla quale indulgono tutti con montante soddisfazione. Il fiume di visitatori assaggia tutto, è avido di conoscere e di scoprire, di capire dove, come e perché: dove scorre la linfa del vero gusto italiano, come è possibile inseguirla per farla propria, perché i prodotti, per essere così buoni e golosi, si fanno in un modo e non in un altro.

Gli assaggi sono preceduti dai profumi che, man mano che la temperatura nelle sale aumenta, esalano irresistibili dai banchi e allora tutti passano, senza pregiudizi e con leggerezza, trasportati dalla gola e dalle tentazioni, dal dolce al salato, dal morbido al croccante, dal buono, al buonissimo, talvolta al sublime. C’è chi stila classifiche e assegna punteggi, appuntando scrupolosamente tutto su taccuini d’ogni forma e colore; c’è chi fotografa e riprende compulsivamente con telefoni o sofisticatissime apparecchiature fotografiche, c’è chi twitta e chi pubblica in tempo reale le gallerie di tutte le immagini su Facebook. L’atmosfera è febbrile,gaudente. Prevalgono i sorrisi, le guance rubizze, l’incedere alticcio, le gentilezze altrove improbabili. Assaggiare la bontà è una delle esperienze più vicine alla felicità, evidentemente.

Il terzo, infine, è che Taste è, fondamentalmente, una parola internazionalmente comprensibile, e internazionale è l’afflato cui tende questa rassegna e chi la organizza, internazionale è l’apertura sempre più massiccia e consapevole dell’eno-gastronomia made in Italy nel mondo, internazionale è il sentimento che sta cancellando, si spera definitivamente, l’inaccettabile luogo comune di “pizza, pasta e mandolino”.

“Abbiamo il culo di nascere in Italia” chiosa infine Farinetti, “dobbiamo solo imparare a comunicare e diffondere la nostra bellezza”. E, forse, il futuro ci apparirà meno incerto e angosciante, aggiungo io.

TASTE
10-11-12 marzo 2012
Stazione Leopolda
Firenze

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