Leonforte come New York, dopo la grande mela… la grande pesca!

Prodotti tipici, musica, arte, sport, questo e tanto altro ancora ciò che Leonforte ha ospitato per le vie del paese sabato e domenica in occasione della trentunesima edizione della Sagra delle pesche, ma la vera protagonista indiscussa, naturalmente, è stata lei, la pesca tardiva settembrina.

Dolci, liquori, confetture, essenze, ogni cosa era aromatizzato alla pesca, il suo profumo si sentiva in ogni angolo dedicato alla sagra.

Un frutto particolare e singolare, nato da incroci naturali tra antiche cultivar locali, matura a settembre, ottobre, addirittura novembre (per questo è denominata “tardiva”), quando cioè il mercato nazionale non può fare altro che ricorrere a prodotti d’importazione, invece si ritrova una pesca pulita, genuina e soprattutto “protetta”. I peschicoltori leonfortesi per salvaguardare la produzione e impedire l’ovodeposizione della mosca della frutta, infatti, nel mese di giugno, ricorrono alla tecnica dell’“incuppamento”, ovvero l’insacchettamento dei frutti: ogni singola pesca viene chiusa in un sacchetto di carta pergamenata semitrasparente, fissato con del fil di ferro, che fa passare la luce e che protegge il frutto dagli agenti esterni (parassiti vari, animali, agenti atmosferici, ecc.) evitando così d’intervenire con trattamenti antiparassitari almeno per 3-4 mesi prima della raccolta.

Grazie a questa tecnica colturale, unica nel suo genere, sebbene costosa, il risultato è un frutto con elevate caratteristiche organolettiche, apprezzabile per il profumo, il gusto e la consistenza della polpa, qualità uniche ed inconfondibili, che fanno della pesca settembrina di Leonforte uno dei Presìdi di Slow Food.

Naturalmente come in tutte le sagre che si rispettano c’erano anche diversi produttori che hanno esposto, fatto conoscere e venduto i loro prodotti tipici: fave, lenticchie, salumi, formaggi, liquori, miele, conserve, vino, provenienti da diversi punti dell’isola e della penisola, erano presenti anche alcuni produttori provenienti dalla Calabria.

Ma come ogni medaglia che si rispetti, esiste l’altra faccia: tutto ciò ha rischiato di saltare a causa della mancanza di fondi che ha provocato alcuni disaccordi tra amministratori e produttori, poi smorzati dalla volontà comune di voler continuare una tradizione lunga trentuno anni, e, ancora una volta, Leonforte si è trasformata in una grande pesca!

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