Ristorante Coria – Caltagirone (Ct)

“Coria” da sempre e’ un nome che si associa alla cucina Siciliana, alla tradizione gastronomica ed al piacere della buona tavola; Giuseppe Coria, e’ infatti l’autore di “Profumi di Sicilia” il libro considerato la “Bibbia” della cucina Siciliana , uno di quei libri che nel tempo diventa un classico che non puo’ mancare nella biblioteca di ogni Gourmet che si rispetti; il volume, oltre ad offrire un grosso numero di ricette tipiche, regala al lettore, la possibilita’ di conoscere la Sicilia non solo nell’aspetto gastronomico, ma offre una chiave privilegiata, per indagare, da un originale punto di vista,  sul carattere della Sicilia e dei Siciliani. Continua a leggere

San Marco d’Alunzio (Me) Repubblica Medievale

Non è una lacuna scolastica, ma un paradosso turistico – gastronomico in cui ci siamo imbattuti per la scontatissima e tradizionale gita fuori porta ( non potevo utilizzare termine più abusato) per il week end del 2 Giugno, giovane festa dedicata alla Repubblica Italiana.

Teatro del tour, il paesaggio in cui il bellissimo mar Tirreno sposa le colline che fanno da avamposto ai Nebrodi. Subito da consigliare un tuffo ristoratore a Capo d’Orlando, acqua trasparente, spiagge pulite ed attrezzate e splendide baiette da scovare in un bellissimo lungomare che va dal caratteristico borgo di San Gregorio fino al centro della cittadina. 

Pausa pranzo, se si vuole evitare il solito panino da spiaggia, all’Altra Risacca, trattoria collaudata dove mangiare dell’ottimo pesce, ben preparato e dal buon rapporto qualità prezzo.

E poi, per chi vuole prolungare la sua permanenza (consigliabile il periodo di giugno – luglio, meno affollato), altra dritta è un carinissimo B&b, anch’esso testato ed aggiunto nella lista delle buone esperienze, Le Terrazze.

Una villetta al centro  del paese con un delizioso giardinetto interno profumato e colorato, come simpaticamente accoglienti sono i due padroni di casa Pina e Salvatore … da non perdere! Noi proseguiamo per San Marco d’Alunzio, pochi chilometri dopo aver attraversato Rocca di Caprileone (ricordata dai gourmet per aver dato i natali ad uno dei migliori ristoranti dei Nebrodi ed oltre, l’Antica Filanda) incontriamo il bivio che precede una serie di tornanti che in pochi minuti ci conducono ai 540 metri sul livello del mare di questa cittadina che sembra “incappucciare” la collina.

Fanno da corona i Nebrodi e si resta abbagliati dalla bellezza del panorama del golfo che va da Capo Milazzo a Monte Pellegrino e che incornicia le isole Eolie.

Tutto davvero speciale, ma non finisce qui.

Ci addentriamo verso il cuore del borgo medievale, le case aluntine incastonate nel rosso marmo locale, fanno da scenario a numerossime chiese (più di 20!) conventi,, palazzetti, brani di un’antica cinta muraria ed è subito festa, ci spogliamo dei panni balneari ed entriamo in atmosfera medievale.

Ci fanno da Ciceroni i fratelli Monastra ristoratori ed albergatori, ma soprattutto organizzatori, animatori, factotum sia della festa che si ripete in diversi periodi dell’anno ma anche della vita del borgo.

Nino, sommelier di lunga data, ci “obbliga” ad una tappa in un wine bar del corso principale, ed è subito aperitivo in preparazione alla cena, con un buon Spumante Metodo Classico, inzolia  e chardonnay, della cantina Milazzo.

Ben servito, freddo, davvero un bell’inizio.

Poi tra intricate viuzze, scalette e piazzette (tutto in miniatura!) ci conduce alla casa che condivideremo con Paolo, fautore della giornata, Anna, Chiara, Nicoletta, Giovanna ed Ombretta (i soliti compagni di merenda e tanto altro!).

Casa dello Algozirio (agente giudiziari del re), nel vecchio quartiere di Sant’Andrea, modulato dagli influssi della storia greca, romana, bizantina, araba e normanna.

Pernottare nel Borgo Medievale vuol dire abitare anche nelle case dello Aromataio, del Pensatore, dello Scrivitore, dello Pingitore, dello Musico, dello Acatapano, dimore ben restaurate e rifunzionalizzate, che mantengono intatte le sensazioni e le  suggestioni del tempo.

Capitolo cena. Luogo: La Fornace; fame: tanta; padrone di casa: Nino… si sempre lui! Locale classico, una sala, anch’essa classica, ma presto la sorpresa, una carta di vini che non ti aspetti! Molti fanno capolino tra le mensole vicine ai tavoli… Sfursat, Amarone, Barolo, grandi vini, grandi cantine dal Piemonte alla Sicilia, centinaia di etichette alla carta.

Capiamo subito che qui Nino fa rima con… buon vino! Facciamo fare a lui anche per il menù.

Antipasto del buongustaio… classico.

Ma ancora una sorpresa un ottimo carpaccio di manzo marinato al thè. Buonissimo e sorprendente.

Primo, ovviamente classico e materno, dal quale stabiliamo che in cucina lo chef è donna.

Ed è vero.

Due tegamini incandescenti custodiscono una pasta fresca fatta in casa al forno ricca di formaggio, prosciutto e melenzane, ben “incastagnata” (per chi legge da fuori Catania, con una ammiccante gratinatura in superficie) proprio come la richiederesti alla mamma per il pranzo della domenica ed un risotto ai funghi porcini, ben tirato e saporito. Il secondo? Classico! Una buona grigliatina mista di carne e degli spiedini.

La scelta del vino? Ottima. Nino ci porta al tavolo un Nero d’Avola 2005 Feudo Montoni, Selezione speciale Vrucara. Acqua con bollicine rigorosamente San Pellegrino.

C’è classico… e classe, anche la scelta delle acque minerali sorprende, come (e questo potrebbe essere un punto da approfondire sui prossimi post del blog) l’attenzione prestata alla preparazione di cibi per celiaci. Ci congedano dal locale dei soufflè alla crema di nocciola caldi, un piatto del “buon ricordo” davvero delizioso accompagnato da una buona grappa barriccata!

La passeggiata serale nel borgo illuminato è suggestiva e già ci prepara al giorno di festa: domani qui sarà Medioevo! E così accade, ci svegliamo e scopriamo che la piazzetta di fronte casa è gia un piccolo mercatino di lavori artigianali in legno, sentiamo il battere di un martello sull’incudine, il fabbro è in azione ed affacciandoci dal balconcino scorgiamo un arciere che si esercita scagliando le frecce verso un paglione.

Uscendo scopri un borgo trasformato, gente in costume che suona e danza, ogni angolo ha i suoi protagonisti, la banda del paese intona musiche e precede il piccolo corteo di gente vestita da cortigiani.

Poi formaggi e salumi di produzione locale, famoso e pregiato il Salame di San Marco, l’olio Extra vergine d’Oliva, il miele…

Degustazioni, negozietti di artigianato locale tra i quali ne spicca uno di filati pregiati che vede protagonista il lino siciliano e le sue più classiche lavorazioni, gruppi di turisti guidati che fanno visita alle più belle chiese ed al museo di San Marco, proprio una bella atmosfera da godersi fino al pranzo, consumato in modo più frugale.

Nel pomeriggio ci congediamo da San Marco, dal buon padrone di casa Nino e dalla famiglia Monastra tutta, per concederci un bagno nella spiaggia di Sant’Agata di Militello prima del ritorno a casa. Non senza rimpianto… la sera infatti, a conclusione del giorno di festa a San Marco d’Alunzio, è prevista la Cena Medievale, con preparazioni  a tema e tavole imbandite d’epoca… ma il “rientro intelligente” ci chiama! Una bella e buona esperienza, gente accogliente e propositiva, che crede nelle risorse del proprio paese e ne tocca le corde unendo la piacevolezza dei luoghi alla cultura ed alla passione per la tavola.

Tutto a San Marco d’Alunzio per un giorno ci ha raccontato del Medioevo, allora ci sentiamo di fare “una crociata” a favore di questi incantevoli luoghi dei Nebrodi, una “terra santa e ospitale” tutta da conquistare nei fine settimana o in periodi più lunghi di vacanza tra mare e collina. O mi raccomando… solo con le armi della curiosità e del pieno relax!

De Gustibus Q.b. 

 

Contatti: Borgo Medievale Case Albergo  e ristorante La Fornace:  Tel 0941797297. Cell. 3291087930 –                   Via Cappuccini 141 San Marco d’Alunzio

 B&b Le Terrazze –  Capo d’Orlando. www.bbleterrazze.com  

L’Arco dei Cappuccini – Taormina (Me)

Visitato a Cena Martedi’ 3/06/2008

Anche quest’anno con Fabio e Bianca decidiamo di aprire la nostra personale “stagione” estiva con la solita cena all’Arco dei Cappuccini a Taormina.

Il lunedi’ chiamo e prenoto: “bene un tavolo per quattro alle 21 a nome?”- “Graziano”- “ma chi sei Graziano del sale di Catania?” – “Carmeloooo” – “ certo io sono, che ti preparo per domani?” – “Carme’, il solito fai tu, ma tanti scampi e tanti gamberoni!!!” – “ci penso io!”

Il martedi’ alle 21 e 30 in punto siamo di fronte al locale, Fabio e Bianca gia’ ci aspettano dentro, posteggiamo nella stessa via (tra qualche settimana, sara’ impossibile posteggiare li, ed a Taormina non scherzano i vigili, anzi, hanno la ganascia facile).

Accanto all’ingresso, la bacheca con il menu’ , illustra i piatti del giorno, leggendola, sembra di entrare in un qualsiasi locale per turisti, con in bella mostra piatti tipo: spaghetti alla carbonara, tagliatelle alla bolognese o pasta alla norma….ma noi che lo conosciamo, sappiamo che e’ tutt’altro tipo di locale.

Entriamo e subito ci accolgono Carmelo ed i suoi simpatici colleghi; ci salutiamo e ci accomodiamo al tavolo.

Siamo nella veranda, il clima e’ perfetto, l’atmosfera e’ rilassata, la clientela e’ perlopiu’ internazionale.

Per l’ordinazione ci affidiamo a Carmelo che ormai ci conosce e sa che puo’ e anzi deve esagerare.

Decidiamo di bere un Sauvignon blanc Sloveno, Simcic.

Il tempo del solito brindisi ed eccoci pronti ad iniziare la nostra “maratona”.

Un bellissimo piatto di scampi crudi e’ il primo di una lunga serie di antipasti.

Gia’ solo il colore e’ emozionante, piu’ volte con i nostri amici, trovandoci in diversi ristoranti, avevamo sognato un piatto del genere…gli Scampi dell’Arco dei Cappuccini appunto…

neanche il tempo di fantasticare un po, che subito ci viene servito un carpaccio di tonno freschisimo e delicato.

Segue un carpaccio di Polpo,

e dei fantastici gamberi rossi crudi, che ci vengono serviti direttamente nel piatto.

Il gambero e’ fantastico, e mentre ci troviamo in uno stato di quasi trans-gustativo, ecco arrivare il palamito marinato con una splendida tartar.

Il colore della marinatura in contrasto con l’interno rosato, ricorda quasi un tataki giapponese…in bocca e’ estremamente gustoso e raffinato.

Ecco di nuovo i gamberi rossi, ma questa volta gratinati al forno con una panure alle erbe aromatiche…

stessa preparazione anche per gli scampi che ci si presentano come uno stupendo paesaggio gastronomico, un ventaglio verdeggiante che ci invita e ci chiama a se.

Ipnotizzati da cotanto ben di Dio, prendiamo un attimo di pausa per riprenderci da questa prima parte della cena…tutto squisito…preparazioni semplici ma fatte a regola d’arte…esaltazione massima del prodotto.

Non soddisfatti dal vino che ci ha accompagnato fino ad ora, decidiamo di cambiare, per un classico sauvignon Blanc Sanct Valentin; e’ un 2007, un po’ giovane ma sempre uno dei miei preferiti.

Siamo ai primi…decidiamo di non continuare insieme ma di prendere strade diverse: Bianca e Francesca hanno scelto le tagliatelle con cernia e zucchine, che gia’ conosciamo per averle mangiate altre volte.

Io e Fabio decidiamo di assaggiare due diverse preparazioni: Io prendo la pasta con fave e triglie, lui con tonno, capperi e mollica atturrata.

Entrambe le paste ben fatte, molto gustose e soprattutto legate perfettamente.

Giusto per non esagerare, per secondo, al posto del solito pescione, decidiamo di optare per un piu’ “parco”(si fa per dire) e classico involtino di pesce-spada.

L’involtino anche in questo caso e’ perfetto, fatto un po alla Messinese’s style, tipo bracioline, accompagnato da carote e zucchine saltate(un po troppo francesi).

Il servizio e’ come al solito veloce, simpatico ed informale, i ragazzi in sala, seppur indaffarati, trovano sempre il tempo di intrattenere il cliente e di farlo sentire a proprio agio.

Per finire un ottimo sorbetto al limone con lamponi ed un caffe’.

Prima di congedarci dai nostri amici supplico Carmelo di presentarmi gli chef, che poi sono anche i proprietari; da anni frequento questo locale, ma mai ho avuto il piacere di conoscerli, ma questa sera, non demordo ed anziche’ lasciare i soliti complimenti, convinco Carmelo a portarmi su in cucina in modo da potermi complimentare di presenza.

Saliamo su…e finalmente conosco i Fantastici colpevoli di cotanta bonta’.

Lui e’ Claudio Forti, nato a Bolzano e trapiantato a Taormina, lei, la moglie…Elvira Curcuruto…e’ del vicino paesino di Castelmola…insieme formano questo meraviglioso connubio di sensibilita’ e passione, che ha il suo culmine, nella loro interpretazione della cucina Siciliana, fatta di semplicita’ e di gusto, di grandi prodotti e di smisurato amore per il cibo.

Finalmente ho avuto il piacere di conoscere gli chef….mi congedo da loro, dopo l’invasione e ritorno al mio posto, soddisfatto ed emozionato.

Il conto e’ di circa 70€ a testa vini esclusi e considerando che abbiamo mangiato come se fossimo una decina, non e’ affatto caro, anzi.

Conclusioni: Riconfermato in pieno l’ottimo livello qualitativo del locale, un grosso plauso va a Elvira e Claudio, Chef – Patron del locale,che, lavorando “nascosti” dai fasti e dai clamori di guide e critici hanno saputo creare questo piccolo gioiello.

Bravi i ragazzi della sala che, nel costante pienone, riescono sempre a tenere la situazione in pugno e rendere il servizio fluido e piacevole.

(Simone,Alessandro,Carmelo ed Enrico)

Contatti: Ristorante L’Arco dei Cappuccini – Via Cappuccini n°1 – Taormina – Tel. 0039 0942 24893 – Chiuso il Mercoledi’

 

Trattoria Al Castello -[di Donnafugata (Rg)]

In una delle tante visite nello splendido scenario ibleo non si puo’ non fare una visita culturale  nel meraviglioso castello di Donnafugata, una delle tante perle della provincia barocca ragusana. Si narra che il castello fu fatto edificare da un antica torre araba del 1200, la leggenda vuole che una donna prigioniera del perfido conte Cabrera che voleva sposarla, riusci a fuggire ed a dare il nome all’omonimo castello. E dove un tempo vi erano proprio le masserie dove alloggiava la servitu’del castello, sorge la rinomata trattoria “Al Castello” dove poter assaggiare tutti i pianti della cucina tipica e genuina del ragusano, e per che no’, con la possibilità di incontrare i vari attori che girano i loro films nella provincia dal mitico Luca Zingaretti al grande Giancarlo Giannini. Per l’abbondanza dei piatti, il locale propone “intelligentemente” vari tipi di menu’: antipasto tipico-primo-dolce;

antipasto tipico-secondo(di carne)-dolce o il menu’ completo, tutti i menu’ sono completi di acqua,vino(nero d’avola) e bibita servite in bottiglie da 1.5 litri che gia’si trovano al tavolo ancora prima di ordinare,insieme ad una bottiglia di olio DOP da 0.50 di Chiaramente Gulfi. Un consiglio,considerato l’abbondanza dei piatti, e’ quello di non prendere il menu’ completo,perche non arriverete a completarlo tutto, c’e’ il rischio che vi fermiate gia’ all’antipasto! Io e mia moglie Katia ordiniamo di solito un menu diviso tra il solo primo e il solo secondo in modo da potercelo scambiare. Ma cosa si mangia nei vari menu? L’antipasto tipico e’ricco di formaggio “ragusano” con olive, pomodori secchi,carciofini ed una gustosissima gelatina di carne (zuzzu), nell antipasto rientrano anche le famose scacce!Ne vengono servite 2 a testa,uno di ricotta l’altra al pomodoro.

Come primo un bel piatto di ravioli fatti in casa con ricotta,al sugo di maiale che sembra una crema delicata…(nel medicano sono ancora piu’ buoni). Come secondo viene proposto un bell’ arrosto misto di carni genuine ragusane.

Il dolce e’rappresentato da un bel piatto di frittelle zuccherate alla ricotta e pezzettini di cioccolata modicana.

Il costo del  menu varia da un minimo di 14 euro ad un max di 18 euro circa. Una bella nota positiva e’rappresentata dal vino,oltretutto e’ anche acquistabile al prezzo di solo 4 euro direttamente in loco(facciamo di solito la scorta quando ci andiamo),trattasi di un nero d’avola 100% imbottigliato da un amatore vittoriose solo per loro. Concludo aggiungendo che nel locale e’possibile acquistare,oltre al vino, anche buonissima cioccolata modicana, liquori al cioccolato,prodotti titpici e souvenir vari. Per me e’ mia moglie, il ristorante al Castello rientra tra le nostre consuete tappe “fuori porta” dove riscoprire i prodotti genuini e tradizionali di una provincia che ha molto da insegnare.

Contatti: www.alcastellodonnafugata.it

Locanda Locatelli – Londra

Visitato qualche tempo fa, scritto per la categoria: Mi ritorni in mente…
“La grandezza di Londra? Una città dove i sapori più diversi si incontrano e si mischiano. Chiunque passa lascia un segno, una traccia delle sue idee. Anche se i grandi chef spesso sono solo chimere, lasciano comunque uno stimolo che viene preso e interpretato dagli altri. E’ questo melting pot che dà una grande energia alla città.”
Parole di Giorgio Locatelli, chef da Corgeno, in provincia di Varese, dove è nato nel 1964. L’Italia gli sta stretta e si trasferisce in Svizzera, poi nel 1986 approda in Gran Bretagna, dove lavora per quattro anni nelle cucine del Savoy Hotel, con Anton Edelmann come maestro.
Successivamente a Londra, i suoi piatti appaiono nei menù di diversi ristoranti (Olivo, Red Pepper, Zafferano), fin quando, nel 2002, apre la sua Locanda Locatelli. Oggi Locanda Locatelli è uno dei migliori ristoranti italiani della capitale britannica fra i suoi clienti Tony Blair, Woody Allen, Madonna e Vladimir Putin e qualche mese fa… quattro ragazzi catanesi.
Diciamo che, programmando un viaggio lampo a Londra, insieme a Roberto,Enzo ed Armando, avevo estorto loro come al solito la promessa che una delle tappe irrinunciabili del nostro girovagare londinese sarebbe stata una visita alla Locanda Locatelli.
Così è stato. Infatti solo a poche ore dal nostro arrivo, l’operazione booking scattava, presentandoci direttamente al bellissimo ed elegante ristorante di Giorgio.
La mia emozione era palpabile, Giorgio oltre alla fama acquisita per la sua bravura ai fornelli, era entrato a casa mia dal Gambero Rosso Channel grazie alla serie televisiva “Tony & Giorgio”.  
Due uomini, due chef ( l’altro è Tony Allan), due amici, due paesi diversi: un unico grande amore la cucina italiana interpretata con ironia e divertimento, in uno dei palcoscenisci più belli del mondo, Londra.
Attesa per il pranzo? Due giorni, si può fare, anzi si deve! E soprattutto Giorgio, vera star mediatica e quindi pieno di impegni, ci sarà!
Il tempo passa velocemente e per restare in tema enogastronomico, le nostre giornate sono scandite anche dalle interessantissime visite ai negozi dedicati al cibo, dai mercatini alle scenografiche presentazioni di Harrod’s, dallo storico negozio di Twinings alla spettacolare concentrazione di colori, profumi e sapori del mercatino di Camden dove sono riassunte tutte le cucine del mondo. 
Scegliamo per il giorno stabilito la camicia meno stropicciata… fermata del Tube londinese Marble Arch vicinissima ad Hide Park, qualche centinaio di metri e la Locanda Locatelli si affaccia dalla bella Seymour Street. Ci siamo.
Spazi luminosi, moltiplicati dall’effetto oblò di specchi convessi davvero belli, l’abbigliaggio dei tavoli è semplice, elegante, già raggiungendo il tavolo a noi riservato, si respirano i profumi italiani, le etichette dei vini  e degli oli impreziosiscono il locale e parlano dell’eccellenza italiana.
I londinesi sono davvero fortunati, questa è un’isola del gusto, anzi la penisola (tutta l’Italia e le sue tipicità sono presenti) del piacere di stare a  tavola. Sul tavolo troviamo pane e focacce calde, olio toscano e siciliano, è una festa… buonissimo fragrante (ne consumeremo, in attesa dei piatti ordinati, quasi un chilo!)… tra la divertita curiosità dei nostri vicini autoctoni e poco abituati al pane e la complicità dei camerieri, tutti italiani e professionalmente impeccabili.
Una curiosità? Ognuno di noi a tavola era contrassegnato negli appunti del metre da un numero e servito sia  per l’acqua che per i piatti senza che ci fosse bisogno di chiedere nulla.
Scegliamo di condividere una più ampia scelta di piatti, quasi un menù degustazione comune.
Cominciamo con un’Insalata di piedino di vitello, piatto ben fritto, croccante, ammorbidito da una straordinaria mostarda di Cremona. Ottimo inizio.
 
Come primi, tradizionali Linguine (anzi come si dice a Londra Linguini) all’aragosta e dei ravioli di gamberi con verdure. Si sale di livello ed il top come previsto arriva con i secondi.
 
 
Trancio di rombo liscio all’acquapazza, (come tradurranno acquapazza in Inglese, “crazy water??!)
                
e poi i piatti di carne:  Fegato di vitello al balsamico (l’aceto balsamico è entrato a pieno diritto tra i prodotti più apprezzati dagli inglesi, che lo prediligono perchè vicino alla loro passione per i dressing agrodolci)
                
e dulcis in fundo Filetto di cervo, porcini e crema fritta.
                
In questo piatto c’è sintetizzata la filosofia di cucina fusion di Giorgio Locatelli. Il cervo è indigeno, i porcini rigorosamente italiani, la crema fritta? Un elegante “pesce d’uovo”  (quello a cui siamo abituati da piccoli e che le nostre mamme preparavano con la mollica, l’uovo e l’aceto rimasti dopo aver panato le cotolette) fatto con uova, zucchero, farina di mais e mollica. Una polentina povera, che non sfigurava certo per gusto ed immagine vicino a sua maestà (per restare in tema) cervo. Davvero incredibile, Italia, Inghilterra, stili di cottura, gusto, ricchezza e semplicità insieme per un piatto che come si suol dire “vale il biglietto”!
I dolci ben presentati e coreografici, sono anch’essi per tecnica e per  ingredienti utilizzati, uno spaccato d’Italia: La Zuppa di pomodoro dolce (Pachino per la precisione) gelatina di balsamico (arieccolo!) e sorbetto al basilico,
 
e d’Inghilterra, con le più English, Pere cotte al vino rosso e bianco con cannella e anice stellato.
 
Un dolce preludio al primo vero caffè espresso delle nostre giornate londinesi. 
Da apprezzare anche la scelta delle acque minerali, a volte mortificate nelle carte dei ristoranti; noi abbiamo pasteggiato con la Lurisia.
Come detto in altre incursioni gastro-amichevoli del blog alla fine è la somma che fa il totale!
Ma è Giorgio Locatelli, la sua cultura, la sua passione, la sua managerialità, la sua attenzione alle materie prime ed alle risorse umane a fare la Locanda Locatelli.
Così dopo il caffè, ci viene a trovare e si siede con noi a tavola, una vera e propria rimpatriata. Ci parla di lui, delle sue esperienze e oltre all’ovvia stanchezza di un generale di “brigata”, trasuda tutta la sua simpatia e generosità italiana. Un uomo vero che non si è montato la testa e chiede notizie della Sicilia che ha visitato tantissime volte alla ricerca del bello e del buono. Nel frattempo anche i ragazzi che servivano ai tavoli finito il turno lasciano il loro professionalissimo applombe, e si avvicinano a noi, si parla di tutto, di studio, di calcio! Davvero tutto molto bello.
Fuori Londra, dentro una Little Italy, piena di entusiasmo, umanità e amore per quello che si produce. Un posto che si fa luogo e resta nella memoria, la Locanda Locatelli ed il suo Chef Giorgio, anzi Re Giorgio (sempre per restare in tema) che prima di congedarci ci fa omaggio del suo libro che non poteva che chiamarsi… “Made in Italy Food and stories“.
                    
E poi lui, diciamocelo pure, è davvero mad (crazy, pazzo va!) per l’Italia pur essendo  il vero esempio di cittadino del mondo e di ambasciatore del buono.
De Gustibus Q.b

P.s. Se vi siete chiesti perchè bisogna andare fino a Londra per mangiare bene Italiano o ancora di più perché, dopo mesi, ci si ricorda di un pranzo fatto a migliaia di chilometri di distanza, vi consiglio di tenere sempre con voi l’indirizzo della Locanda. Solo trovandovi a Londra potrete scoprire il… Why!!!   
Contatti: Locanda Locatelli . 8 Seymour Street . London W1H 7JZ
(Le foto dei piatti sono tratte dal libro “Made in Italy food and stories” di Giorgio Locatelli)