Ristorante Coure – Barcellona – Spagna

Concludiamo il nostro tour Barcellonese visitando il ristorante Coure ( consigliato sempre da Andrea)….il locale è arredato in maniera sobria ed e’ dotato di una sala fumatori (cosa strana per la Spagna)

Sfogliando il menù, notiamo due diverse tipologie di degustazioni, e visto che ci e’ data la possibilita’ le prendiamo entrambe.

Iniziamo con un pre-antipasto…. Continua a leggere

Ristorante Con Gracia – Barcellona – Spagna

Dopo una lunga giornata in giro per questa città cosmopolita ricca di monumenti e bellezze architettoniche , decido di prenotare, grazie al consiglio di un caro amico, al ristorante Con Graçia

Appena entrati ci ritroviamo in un piccolissimo locale con pochi tavoli a sedere, massimo per sei persone, moderno e riservato; ci accoglie sicuramente il titolare, che con cordialità,  ci accompagna al tavolo. Continua a leggere

Chiosco Pinotxo – Barcellona – Spagna

E’ trascorsa soltanto qualche ora dal nostro atterraggio a Barcellona, e gia’ siamo in giro per le affollate strate della bella citta’; percorrendo la Ramblas, via di artisti di strada, giocolieri e saltimbanchi.
Ad un tratto, eccocci arrivati dinnanzi ad uno dei “fenomeni” gastronomici Barcellonesi, il mercato della Boqueria…e proprio da qui’ che parte il nostro tour.
Ci inoltriamo tra i numerosi banchi, dove fanno bella mostra alimenti di ogni genere disposti con un ordine tale da sembrare quasi maniacale.
Frutta, verdura, spezie e tanto altro ancora, colori e profumi che assieme si fondono, creando un atmosfera che fa si che il cibo vanga assaporato con tutti i sensi.

Girando per le vie del mercato, ci imbattiamo in numerosi chioschi, che preparano da mangiare per i passanti, noi ci dirigiamo a colpo sicuro verso il nostro prescelto, uno dei piu’ importanti e rinomati di tutto il mercato: il chisco Pinotxo.

Circa 15 posti a sedere…sempre pieni….dietro il banco, un simpatico signore col gilet a righe, cerca di tenere a bada i suoi ospiti; dietro ogni persona che mangia, si crea una lunga fila, si puo’ aspettare anche un ora per accaparrarsi uno dei preziosi posti del Pinotxo.

Nell’attesa, ammazziamo il tempo con una vaschetta di frutta, comprata ad un banco vicino, (che bella idea la vaschetta take away con la frutta lavata e tagliata).

Ecco che alle tre in punto del pomeriggio, arriva il nostro turno; finalmente siamo seduti e pronti per una nuova avventura, la fame si fa sentire e decidiamo di non perdere altro tempo.

Il simpatico cameriere che si occupa di noi, ci consiglia di prendere il “cipiron”, un piatto composto da seppioline, accompagnate da fagioli bianchi, olio e prezzemolo, sopra, un filo di aceto balsamico ristretto; sara’ lstata la fame lancinante, o la freschezza del piatto, ma ci e’ sembrato qualcosa di meraviglioso, ottima materia prima ed abbinamento semplice ma indovinato.

Ed ecco il secondo piatto: ceci saltati in padella con cipolla e peperoncino, il tutto finito anche in questo caso con un filo di aceto balsamico.

Non soddisfatta ancora la nostra fame, cerchiamo di vedere cos’e’ rimasto…tutto il pesce ed i bellissimi crostacei che vedevamo passare nei piatti di chi mangiava prima di noi, a quest’ora sono solo un ricordo, sono quasi le tre e mezza e dobbiamo accontentarci di quello che c’e’.; continuiamo quindi con un piatto di patate lesse, ricoperte da una salsa di prezzemolo e aglio, piatto gustoso e ben fatto, anche se un po abbondante di olio e di aglio.

Il tutto lo accompagnamo con uno Chardonnay Spagnolo.

Il tempo di pagare il conto (abbastanza modico) e ci congediamo dal simpatico cameriere per riprendere il nostro giro tra le meraviglie del mercato.

Tra i nostri appunti di viaggio, scriviamo qualche consiglio da dare ai nostri amici, innanzitutto quello di arrivare non troppo tardi magari per le 13, in caso contrario, si rischia di vedersi passare davanti molteplici prelibatezze che poi non si ha la possibilita’ di assaggiare, inoltre se siete degli amanti del pane, sappiate che dopo la prima fetta, tutto il resto vi viene messo in conto, per il resto devo dire che per il nostro tour gastronomico in terra catalana, non potevamo iniziar meglio!

 

Le Bistronomie, le Tapas e il Velenitaly

Nell’ultima edizione di Madrid Fusion si e’ concentrata l’attenzione sul tema “alta cucina low cost” una nuova tendenza battezzata “Bistronomie”.

In altre parole, attuare in cucina una politica di prezzi contenuti, cosi’ da incentivare nuove fasce di consumatori, in buona sostanza il publico giovane, che difficilmente mette in conto di spendere un centinaio di euro per un grande ristorante, ma anche per soddisfare chi chiede una pausa pranzo leggera senza rinunciare ad una emozione gastronomica.

Capostipiti di questa tendenza sono Inaki Aizpitarte di le chateaubriand di Parigi e Rafa Pena del ristorante Gresca di Barcellona.

Una vera scommessa, che si basa sull’uso di ingredienti poveri ma buoni, valorizzati da sapienti tecniche, con elaborazioni che aiutino a contenere i tempi di produzione.

Le Bistronomie, sono locali che sorgono in quartieri alla moda, spesso alternativi, in spazi emergenti dai costi contenuti.

Il risultato e’ la possibilita’ di poter pranzare con 25/30 € o di poter ordinare un menu’ degustazione di 4/5 portate a 40 €, per una cena informale.

Gli spagnoli, oltre a seguire il sistema francese in questa tendenza, hanno gia’ da tempo creato un grosso tam tam mediatico intorno all’effetto Tapas; In poche parole , si tratta di riprodurre in scala minore, cibi abitualmente cucinati come porzioni normali, il tutto su una base di pane (ma non sempre).

Cosi’ per Tapas si possono classificare un infinita’ di cibi che in questi anni sono stati proposti come finger food, mentre a Madrid Fusion si e’ cominciato a perlare gia’ di licking o di chuping food, cibo da succhiare e leccare.

       

Ed in Italia…? Be, noi continuiamo a parlare di Velenitaly e via discorrendo, mentre la stampa dei paesi nostri concorrenti crea dei miti della ristorazione e ce li vende…a caro prezzo!!!

Madrid Fusion

 

In questo summit di cucina internazionale si riuniscono alcuni dei migliori cuochi e cuoche del mondo, fra cui alcuni italiani, come Mauro Uliassi e Davide Oldani. Secondo un articolo del Domenicale Il Sole 24 ore Ferran Adrià, è lo chef che, senza ombra di dubbio, ha frantumato gli schemi della gastronomia, creando un movimento globale gastronomico di straordinario successo dall’ Europa alle Americhe fino all’ Australia. Ferran Adrià ha presentato i 23 punti della cucina nueva:

1. La cucina è un linguaggio attraverso cui si possono esprimere armonia, creatività, felicità, bellezza, poesia, complessità, magia, humour, provocazione.
2. Si dà per scontato l’utilizzo di prodotti della massima qualità, così come la conoscenza delle tecniche per elaborarli.
3. Tutti i prodotti hanno lo stesso valore gastronomico, indipendentemente dal loro prezzo.
4. Si utilizzano preferibilmente prodotti vegetali e marini: prevalgono anche latticini frutta secca o altri prodotti che nel loro insieme costituiscono una cucina leggera. Nell’ultima fase si fa pochissimo uso di carne rosse, o di volatili in tagli grossi.
5. Per quanto si possano modificare le caratteristiche dei prodotti (temperatura, consistenza, forma eccetera), l’obiettivo è sempre quello dì preservare la purezza del loro sapore originale, salvo nei processi che prevedano una cottura lunga oppure ove si cerchino le sfumature di gusto proprie di reazioni come quella di Maillard.
6. Le tecniche di cottura, tanto classiche quanto moderne, sono un patrimonio da cui il cuoco deve saper trarre il massimo profitto.
7. Come è sempre accaduto nel corso della storia nella maggior parte dei campi dell’evoluzione umana, le nuove tecnologie sono un alleato del progresso in cucina.
8. Si amplia la famiglia dei fondi di cottura, e insieme a quelli classi ci si utilizzano fondi più leggeri che esercitano una funzione identica (acque, brodi, consommé, succhi di verdure purificati, latte di frutta secca eccetera).
9. L’informazione espressa da un piatto si fruisce attraverso i sensi; in più, si fruisce e razionalizza attraverso la riflessione.
10. Gli stimoli dei sensi non sono solo gustativi: si può ugualmente giocare con il tatto (attraverso temperature e consistenze), l’olfatto, la vista (colori, forme, illusioni ottiche eccetera); conseguentemente, i sensi fuingono da punti di riferimento durante la creazione.
11. La ricerca tecnico-concettuale è il vertice della piramide creativa. L
12. Creare è un gioco di squadra.
13. Si abbattono le barriere tra mondo dolce e mondo salato. Emergono, nella loro importanza, il mondo gelato salato e la cucina fredda in generale.
14. Viene infranta la struttura classica dei piatti; negli antipasti e nei dolci si proclama un’autentica rivoluzione, che molto ha a che fare col concetto di simbiosi: e nei piatti principali viene revocata la tradizionale gerarchia “prodotto-guarnizione-salsa”.
15. Sì concentrano gli forzi su un modo nuovo di sentire il palato.
16. L’autoctono come stile riflette un sentimento di appartenenza all’ambiente circostante.
17. Prodotti ed elaborazioni propri di altri Paesi vengono subordinati al proprio criterio di cucina.
18. Ci sono due strade maestre per raggiungere l’armonia dei sapori e dei prodotti: attraverso la memoria (decostruzioni, connessioni all’autoctono, adattamenti, ricette moderne antecedenti) e attraverso nuovi abbinamenti.
19. Attenzione ai punti dì contatto con il mondo e il linguaggio dell’arte.
20. La concezione delle ricette è finalizzata a esprimere l’armonia in piccole porzioni.
21. La decontestualizzazione, l’ironia, lo spettacolo, la performance sono mezzi del tutto leciti, sempre che non siano superficiali, ma riconducibili a una riflessione gastronomica.
22. Il menu degustazione esprime la nostra idea di cucina d’avanguardia. La sua struttura è viva e soggetta a cambi. Si punta su concetti come snack, tapas, morphing eccetera.
23. La conoscenza e/o la collaborazione con esperti di diversi settori (cultura gastronomica, scienza, storia: design industriale) è di primaria importanza per l’evoluzione della nostra cucina.